“Belle storie!”

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le nostre sagre settembrine

Quando la bellezza del campanile mostrò il suo rovescio…

La bellezza di un campanile possiede anche il rovescio della medaglia: la sua ristrutturazione soprattutto se per un lungo periodo si è dovuta trascurare l’ordinaria manutenzione.
Il grande rifacimento-restauro post-bellico del campanile di Malnate fu un affare economico non da poco.

Alla comunità che ama la sua storia viene un’idea:
una sagra per raccogliere fondi e sistemare i debiti. Nasce la “sagra settembrina”.

Quando Gurone fu “invasa”…

A un certo punto, quasi di colpo, Gurone si raddoppiò. Eravamo negli anni ‘70; arrivò gente da tutta l’Italia.

Un po’ di diffidenza: “quelli là”; “questi qua”, poi un’idea: facciamo un palio tra i quartieri. Ci sarà un po’ di competizione, ma servirà a conoscerci meglio e quindi a costruire questa realtà nuova che l’arrivo di tanti amici impone. E nacque, così mi raccontano il “Palio delle contrade”.

Mi si dice che a un certo punto sembrò inutile perché non si distinguevano più le contrade; si era ormai una cosa sola; per qualche anno si andò avanti in forza del principio (non proprio sacro) del “si è sempre fatto così”,  poi una nuova idea: “Gurone in festa”.

Quando Barnaba chiamò Paolo…

Si racconta negli Atti degli Apostoli che alcuni cristiani (forse i più giovani o comunque i più vivaci) a un certo punto si allontanarono da Gerusalemme per evitare la persecuzione e si ritirarono ad Antiochia, una città pagana, dove le nuove questioni tra cristiani ed Ebrei interessavano meno.

Fu proprio lì che i cristiani sentirono l’esigenza di annunciare il Vangelo direttamente anche ai pagani. Era gente che non aveva “storia religiosa” da difendere; gente senza uno zoccolo duro di tradizione religiosa; ma, forse per questo, più disponibili al “nuovo”.

La comunità degli apostoli viene a sapere di questa novità da alcuni apprezzata, da altri vista con sospetto e manda un ispettore, uno che ci guardi dentro.

Mandano Barnaba, uomo virtuoso e “pieno di Spirito Santo e di fede”.
“Quando questi giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a restare, con cuore risoluto, fedeli al Signore. E una folla considerevole fu aggiunta al Signore”. (At 11,23)

Bàrnaba (beh, forse fu lo Spirito presente in lui!) ebbe poi un’intuizione; pensò: “Qui ci vuole Paolo il convertito; non troverà l’avversione degli Ebrei che si sentono traditi da lui, e potrà dare spazio a tutto l’entusiasmo che possiede nell’annuncio del Vangelo”.

Possiamo dire, senza nulla togliere all’azione dello Spirito, che l’accoglienza, la saggezza e il cuore aperto di Barnaba hanno donato alla Chiesa un tale Apostolo!

Ma che hanno in comune queste storie?

 Si tratta sempre di comunità che prendono respiro dal Vangelo, che prendono iniziativa, che sanno collaborare, che sanno “fare festa”.

Cose che anche oggi servono a quella “chiesa in uscita” di cui parla spesso papa Francesco: “La Chiesa in uscita è la comunità dei discepoli-missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano”.
Intuire i bisogni, affiancarsi al fratello fragile, gustare i passi che insieme si fanno, lasciare spazio allo Spirito, ecco la forza permanente delle “feste”.

E ogni festa si fa “inizio di una nuova “storia”.

Che “belle storie”!
quanto spazio per un “storia nuova”!                                                         

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