Lettere di amici:

Suor Paola

Cari amici di Gurone
Mancano ormai pochi giorni a Natale e qui siamo in piena estate.
Il Natale con la neve e il freddo è un ricordo lontano, ma il vero signi­ficato non cambia: Dio che viene tra noi.
Con i bambini abbiamo preparato il presepio e loro guardano con
meraviglia la capanna con Maria, Giuseppe e nella mangiatoia Gesù bambino. I più grandini hanno fatto dei disegni che a noi sembrano molto belli e che abbiamo appeso alle pareti. Alcuni nostri amici hanno preparato per loro alcuni doni (una maglietta e un paio di sandalini) e quando li abbiamo distribuiti i bambini erano tutti felicissimi perché sono gli unici regali che ricevono. A casa loro infatti non solo non ci sono doni, ma a volte manca anche l’essenziale perché, soprattutto i papà, quando hanno un soldo lo spendono nel bere. Molti sanno fare solo questo. A noi questo crea un grande dispiacere, così come ci dispiace che durante le vacanze, che durano tutto gennaio, molti bambini siano lasciati a se stessi.
D’altra parte noi non riusciamo a tenere aperta la scuola perché il personale ha diritto alle ferie e noi tre suore da sole non possiamo fare nulla, anche perchè solo una è giovane e io e la superiora siamo piuttosto anziane.
A scuola siamo riuscite a migliorare alcune cose: abbiamo dipinto le aule con colori vivaci, abbiamo comperato parecchi giochi didattici, e abbiamo migliorato la sala dove si mangia.. Ci sono però ancora parecchie cose da fare: le brandine dove i bambini più piccoli dormono non sono sufficienti per tutti, il cortile avrebbe bisogno di una tettoia perché nei giorni di pioggia è pieno di fango, non si può uscire e tenere tutti dentro è un problema. Anche il personale che ci aiuta è scarso. Noi speriamo pian piano di risolver anche queste difficoltà.
A tutti voi auguro con le mie consorelle e con i bambini un Natale sereno.
Alvaro de Corvahlo 21 dicembre 2018                                                                       Suor Paola Saggiorato

Padre Franco

Cari amici e amiche che mi seguite dall’Italia,
è la prima volta che vi scrivo quest’anno e lo faccio di nuovo dalla Colombia dove sono tornato 4 giorni fa. I primi due giorni sono stato maluccio, come sempre mi capita ogni volta che arrivo qui, a causa del cambio di fuso orario e dell’altezza (2700 metri), ma da ieri sto di nuovo bene.
Volevo commentare con voi alcune cose che ho vissuto in questi ultimi tre mesi vissuti in Italia.
Fin dai primi giorni mi ha impressionato negativamente un clima generale di paura, fomentato dall’attuale governo con la sua politica di chiusura all’emigrazione e la sua propaganda martellante contro coloro che arrivano , visti solo come un pericolo, come un’invasione pericolosa di gente che ci porta via il lavoro, che ci imporrebbe una cultura diversa, che ci farebbe perdere i privilegi del nostro occidente opulento.
Un’incapacitá di scoprire invece tutto il positivo che possono portare: dalle ricchezze culturali, alla forza lavorativa che copre dei vuoti nel nostro mondo del lavoro, dall’iniezione di entusiasmo e di voglia di vivere all’apporto economico per sostenere, se messi in regola, il nostro sistema pensionistico, al ringiovanimento della nostra societá.
Alzare muri e chiudere porte é sempre stata una politica fallimentare. Riusciranno comunque ad entrare.
Si tratta invece ,credo, di guardarli con uno sguardo positivo, di imparare ad accoglierli, a farsi amici, a condividere con loro i nostri spazi, di ascoltarli, di non vederli solo come poveri bisognosi di aiuto ma di pellegrini portatori di ricchezze, di aiutarli a diventare protagonisti ed a condividere con noi ció che portano nei loro scrigni.
D’altra parte ho gioito al conoscere tante realtá italiane alternative: parrocchie ed istituti religiosi,istituzioni laiche e gruppi di amici, famiglie e persone singole che si sono aperte all’accoglienza in modi distinti e creativi e al fare causa comune con loro, unendosi per lottare per il rispetto dei diritti di ogni essere umano che ha toccato suolo italiano, con il santo coraggio di disobbedire le leggi che ledono la dignitá degli esseri umani.
In questi mesi ho avuto occasione di incontrare una cinquantina di gruppi di persone di tutte le etá, dai bimbi delle elementari a gruppi di anziani ed a tutti ho cercato di trasmettere l’esperienza che da decenni sto vivendo nelle periferie dell’America latina.
Ho sempre trovato molto interesse in coloro che mi ascoltavano e mi sono sentito sempre circondato da molto affetto di cui voglio oggi ringraziarvi , perché ha rafforzato il mio desiderio di riprendere questo cammino tra gli ultimi, vivendo tra loro ed un poco come loro.
Domani ,con una ventina di compagni missionari, ci ritireremo per una settimana di silenzio ,di ricerca di Dio, di riflessione sulla nostra vita,per discernere come meglio vivere il nostro servizio e rafforzare le nostre motivazioni ed il nostro entusiasmo.
E poi si riparte.
Un abbraccio a voi tutti e…buon anno

Colombia,7 genn.2019

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