Lettere di amici:

14 aprile 2019 – Padre Franco

Che il Risorto aiuti anche tutti voi ad uno sguardo che illumini la realtà che vi circonda,a rinnovare dentro di voi la speranza che un mondo nuovo é possibile,a fare propria la causa degli esclusi ed a compiere,insieme a tanti altri , gesti di solidarietà e di fraternità che facciano che il sogno del Risorto illumini molta gente e faccia venir voglia anche a loro di alzarsi in piedi e mettersi in questo cammino. Buona Pasqua. Franco

nb: per problemi di spazio pubblicheremo l’intera lettera nelle prossime settimane. Puoi anticiparne la lettura sul sito e sulle bacheche delle parrocchie

7 aprile 2019 – Lettera suor Paola

Carissimi amici di Gurone,
ho ricevuto il vostro contributo per la copertura del campo da gioco dei bambini e con le mie consorelle ringrazio per la vostra generosità. Abbiamo fatto il progetto e tra poco dovremmo cominciare a costruire. Speriamo di riuscire a completarlo. E’ per noi un’opera davvero importante: infatti quando piove e quando il sole picchia forte non possiamo far uscire i bambini e dentro gli spazi sono veramente pochi. Senza uno spazio esterno è molto difficile intrattenere i nostri 132 bambini che hanno bisogno anche di muoversi e di correre.
Noi contiamo sulla Provvidenza e voi siete uno degli strumenti di cui si serve. Grazie ancora.
E’ da poco iniziata la Quaresima e noi vi auguriamo un cammino sereno e fecondo verso la Pasqua, centro della nostra fede.
Ho saputo che la vostra comunità sta affrontando grossi cambiamenti legati al passaggio verso una comunità pastorale più ampia. I cambiamenti sono sempre momenti impegnativi, a volte difficili, ma spesso anche fecondi. Noi vi seguiamo con la preghiera.
Un saluto anche al vostro nuovo parroco con l’augurio che le vostre comunità imparino a lavorare insieme
suor Paola con le sue due consorelle Alvaro de Corvalo 17 marzo 2019

7 aprile 2019 – CICLONE IDAI: EMERGENZA IN MOZAMBICO
lettera di suor Laura

Carissimi amici e benefattori,
come avrete saputo la notte tra giovedì 14 marzo e venerdì 15, il ciclone Idai avente forza 4 (su una scala il cui valore massimo è 5) ha distrutto la città di Beira e le località vicine. Da due giorni prima tutta la popolazione e le autorità erano in massima allerta, ma nessuno poteva immaginare una simile violenza.
La città di Beira è distrutta al 90%, interi quartieri non esistono più, le fonti ufficiali parlano di circa 100 morti, ma secondo il Presidente Filipe Nyusi il numero sarà maggiore (si teme possa arrivare a 1.000).
Lunedì pomeriggio siamo riuscite ad avere notizie delle sorelle della comunità di Beira, sr. Monica Luparello e Otilia Balula, mentre sr. Giuseppina Scanziani era partita la settimana scorsa.
Le sorelle stanno bene, non hanno avuto danni fisici. La nostra casa invece ha subito vari danni,
metà del tetto è caduto e il piano superiore è inagibile.
Purtroppo continua a piovere e questo rende tutto più difficile.
Nella città manca energia, acqua potabile e sono interrotte le comunicazioni. Interrotta anche la strada statale che unisce Beira al resto del Paese.
In questo momento anche la comunità di Mangunde e tutta la zona circostante è in stato d’allerta. Le autorità hanno
avvertito la popolazione che ci sarà un aumento delle inondazioni nei prossimi giorni a causa delle continue forti piogge, della saturazione dei suoli e degli scarichi delle dighe.
Secondo le Nazioni Unite, il ciclone Idai si sta rivelando uno dei peggiori disastri climatici dell’emisfero sud.
Con fede e coraggio affidiamo al Signore tutta la popolazione di questa zona. Estamos juntas!

suor. Laura Malnati

Suor Paola

Cari amici di Gurone
Mancano ormai pochi giorni a Natale e qui siamo in piena estate.
Il Natale con la neve e il freddo è un ricordo lontano, ma il vero signi­ficato non cambia: Dio che viene tra noi.
Con i bambini abbiamo preparato il presepio e loro guardano con
meraviglia la capanna con Maria, Giuseppe e nella mangiatoia Gesù bambino. I più grandini hanno fatto dei disegni che a noi sembrano molto belli e che abbiamo appeso alle pareti. Alcuni nostri amici hanno preparato per loro alcuni doni (una maglietta e un paio di sandalini) e quando li abbiamo distribuiti i bambini erano tutti felicissimi perché sono gli unici regali che ricevono. A casa loro infatti non solo non ci sono doni, ma a volte manca anche l’essenziale perché, soprattutto i papà, quando hanno un soldo lo spendono nel bere. Molti sanno fare solo questo. A noi questo crea un grande dispiacere, così come ci dispiace che durante le vacanze, che durano tutto gennaio, molti bambini siano lasciati a se stessi.
D’altra parte noi non riusciamo a tenere aperta la scuola perché il personale ha diritto alle ferie e noi tre suore da sole non possiamo fare nulla, anche perchè solo una è giovane e io e la superiora siamo piuttosto anziane.
A scuola siamo riuscite a migliorare alcune cose: abbiamo dipinto le aule con colori vivaci, abbiamo comperato parecchi giochi didattici, e abbiamo migliorato la sala dove si mangia.. Ci sono però ancora parecchie cose da fare: le brandine dove i bambini più piccoli dormono non sono sufficienti per tutti, il cortile avrebbe bisogno di una tettoia perché nei giorni di pioggia è pieno di fango, non si può uscire e tenere tutti dentro è un problema. Anche il personale che ci aiuta è scarso. Noi speriamo pian piano di risolver anche queste difficoltà.
A tutti voi auguro con le mie consorelle e con i bambini un Natale sereno.
Alvaro de Corvahlo 21 dicembre 2018                                                                       Suor Paola Saggiorato

Padre Franco

Cari amici e amiche che mi seguite dall’Italia,
è la prima volta che vi scrivo quest’anno e lo faccio di nuovo dalla Colombia dove sono tornato 4 giorni fa. I primi due giorni sono stato maluccio, come sempre mi capita ogni volta che arrivo qui, a causa del cambio di fuso orario e dell’altezza (2700 metri), ma da ieri sto di nuovo bene.
Volevo commentare con voi alcune cose che ho vissuto in questi ultimi tre mesi vissuti in Italia.
Fin dai primi giorni mi ha impressionato negativamente un clima generale di paura, fomentato dall’attuale governo con la sua politica di chiusura all’emigrazione e la sua propaganda martellante contro coloro che arrivano , visti solo come un pericolo, come un’invasione pericolosa di gente che ci porta via il lavoro, che ci imporrebbe una cultura diversa, che ci farebbe perdere i privilegi del nostro occidente opulento.
Un’incapacitá di scoprire invece tutto il positivo che possono portare: dalle ricchezze culturali, alla forza lavorativa che copre dei vuoti nel nostro mondo del lavoro, dall’iniezione di entusiasmo e di voglia di vivere all’apporto economico per sostenere, se messi in regola, il nostro sistema pensionistico, al ringiovanimento della nostra societá.
Alzare muri e chiudere porte é sempre stata una politica fallimentare. Riusciranno comunque ad entrare.
Si tratta invece ,credo, di guardarli con uno sguardo positivo, di imparare ad accoglierli, a farsi amici, a condividere con loro i nostri spazi, di ascoltarli, di non vederli solo come poveri bisognosi di aiuto ma di pellegrini portatori di ricchezze, di aiutarli a diventare protagonisti ed a condividere con noi ció che portano nei loro scrigni.
D’altra parte ho gioito al conoscere tante realtá italiane alternative: parrocchie ed istituti religiosi,istituzioni laiche e gruppi di amici, famiglie e persone singole che si sono aperte all’accoglienza in modi distinti e creativi e al fare causa comune con loro, unendosi per lottare per il rispetto dei diritti di ogni essere umano che ha toccato suolo italiano, con il santo coraggio di disobbedire le leggi che ledono la dignitá degli esseri umani.
In questi mesi ho avuto occasione di incontrare una cinquantina di gruppi di persone di tutte le etá, dai bimbi delle elementari a gruppi di anziani ed a tutti ho cercato di trasmettere l’esperienza che da decenni sto vivendo nelle periferie dell’America latina.
Ho sempre trovato molto interesse in coloro che mi ascoltavano e mi sono sentito sempre circondato da molto affetto di cui voglio oggi ringraziarvi , perché ha rafforzato il mio desiderio di riprendere questo cammino tra gli ultimi, vivendo tra loro ed un poco come loro.
Domani ,con una ventina di compagni missionari, ci ritireremo per una settimana di silenzio ,di ricerca di Dio, di riflessione sulla nostra vita,per discernere come meglio vivere il nostro servizio e rafforzare le nostre motivazioni ed il nostro entusiasmo.
E poi si riparte.
Un abbraccio a voi tutti e…buon anno

Colombia,7 genn.2019

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